“Vampires of Capital” my contribution to the new Special Issue of the revived glorious “Cultural Logic”

Policante explores the relationship between capitalist crisis and monstrosity, attending to the terrain of Marx’s own gothic literary imagination, a field where the line between conceptuality and rhetoric grows suggestively, provocatively thin. There is attention here to both the contemporary and to the classic, to the political and the poetic, and indeed to the relationship between these categories.

Policante’s piece has its uncanny prescience as well. As this introduction was being prepared for publication, a radical Halloween march occurred at Occupy Boston, one in which the participants – largely college students – have dressed up like “corporate zombies” and “vampire bankers” reviving this radical strain in Marx’s own conceptuality for our own moment. A pile of these “zombies,” signifiying the “death of the American dream,” was featured on the front page of the Boston Metro.

Here is a link to the free web version: http://clogic.eserver.org/2010/2010.html

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Il bilancio con l’obbligo di pareggio e il berlusconismo di Monti

Vi riporto il testo di un articolo pubblicato sul bollettino di Lavoro Societa’ – CGIL

Il bilancio con l’obbligo di pareggio e il berlusconismo di Monti
Poco si parla di una cosa che il Governo Monti sta portando avanti con il consenso del Parlamento, con molta velocità e in perfetta continuità con Berlusconi: si tratta della modifica della Costituzione che stabilisce l’obbligo del pareggio di bilancio. In sintesi si potrebbe dire che si vuole rendere incostituzionale Keynes. Dire che è obbligatorio il pareggio significa dire che nel rapporto fra entrate e uscite le entrate devono superare le uscite almeno della cifra corrispondente agli interessi dei debiti e alla quota degli stessi debiti che eventualmente vanno restituiti nel corso dell’anno. In sostanza rende costituzionalmente obbligatoria una manovra di alcune decine di miliardi di euro ogni anno in termini di aumento delle imposte o di tagli della spesa. Vista da un altro punto di vista si può dire che si stabilisce un ordine di priorità fra cittadini e creditori dello stato: prima vengono i creditori, poi i cittadini. Come noto i creditori dello stato italiano, in termini di valore del credito sono per oltre l’85% istituzioni finanziarie di vario tipo, per oltre il 40% collocate all’estero. Solo la parte restante sono famiglie residenti in Italia; peraltro in questa categoria rientrano poveri e ricchi. In sostanza se, come ha intenzione di fare anche il Governo Monti, si tagliano le pensioni per garantire il pareggio di bilancio vuol dire che si trasferiscono miliardi di euro dalle tasche dei lavoratori che pagano i contributi o dei pensionati che non vedono aumentare le loro pensioni alle istituzioni finanziarie che sono creditrici dello stato. Naturalmente lo stesso si può dire di eventuali fondi destinati ad attività produttive, si preferisce il pareggio di bilancio allo sviluppo; per usare la furbesca terminologia di Monti si preferisce il rigore rispetto allo sviluppo. Si costituzionalizzano e si rendono permanenti manovre di fatto recessive, impedendo l’altra via che permette di rientrare nel debito che è quella del contributo pubblico allo sviluppo. E’ un principio che toglie al Governo uno strumento fondamentale, quello del debito, magari da usare momentaneamente. Se è obbligatorio il pareggio di bilancio è evidente che i Governi non possono scegliere e se non è possibile scegliere si riduce lo spazio per la politica e la democrazia. C’è chi dice che di fatto è già così in Costituzione, ma, a parte la facile obiezione che se è già così non si capisce il perché di queste modifiche, c’è il collegamento con l’Unione Europea che pesa. Si tratta dell’inserimento in Costituzione del riferimento all’Unione Europea, e per questa via della costituzionalizzazione dell’obbligo di rispettare decisioni economiche stabilite ad un livello dove la democrazia non arriva e dove dominano l’ideologia liberista e, allo stato attuale, i governi di centro destra. Si parla di sanzioni automatiche a chi non rispetta le decisioni. E’ una modifica sostanziale quindi e non solo formale. Se l’Europa decide, cioè i Governi nazionali, in particolare quelli tedesco e francese, senza una verifica democratica, possono bastare accordi appunto fra stati (secondo qualcuno anche accordi bilaterali) per imporre limiti all’azione economica. La regola è talmente rigida che non solo va stabilito con legge quali sono gli eventi che possono determinare le eccezioni (grave recessione economica ed eventi disastrosi), ma addirittura un’eventuale eccezione va votata con una maggioranza qualificata superiore alla metà dei componenti delle Camere, la stessa prevista per un cambiamento della Costituzione. Inoltre tale principio vale per tutte le amministrazioni pubbliche, anche per quelle locali, attribuendo allo Stato il potere esclusivo di decidere in questo campo; alla faccia del federalismo. Si può pensare che dopo una “riforma” di questo tipo continuino ad avere valore altri principi contenuti in Costituzione, riferiti ai servizi che lo Stato deve fornire e che fanno parte dei diritti di cittadinanza, se tali servizi da diritti vengono declassati a costi subordinati alla garanzia da dare ai creditori?
Tale riforma costituzionale presentata con la firma di deputati del PD, dell’IDV, del PDL è già stata approvata in pochissimi giorni sia alla Camera dei Deputati sia al Senato, tutti i gruppi hanno votato a favore e le astensioni sono di pochi singoli parlamentari (rispettivamente 11 e 14). Il tutto è avvenuto nel silenzio più assoluto, anche perché è stato fatto in contemporanea con la votazione della manovra. In entrambi i casi i voti favorevoli hanno superato i due terzi dei componenti e questo vuol dire che se avverrà così anche in seconda lettura, fra almeno 3 mesi, non si potrà nemmeno far votare i cittadini con un referendum confermativo. Se non ci si attiverà, la modifica della Costituzione passerà senza colpo ferire.
In CGIL è uscito solo un breve commento che si limita a richiamare un giudizio dato a settembre che nella sostanza parla di norme pasticciate. E’ una sottovalutazione, sono norme molto precise e comunque non c’è dubbio che questo Governo le attuerebbe nella forma più dura e con la massima celerità. Già ora si parla di introdurre una legge che impedisca di incrementare la spesa pubblica di una percentuale superiore alla metà dell’aumento reale del PIL (al netto dell’inflazione). In questo caso si tratterebbe di una restrizione aggiuntiva a quella del pareggio del bilancio; in presenza di una recessione, come sicuramente avverrà nel 2012, questo significa ridurre la spesa pubblica in termini reali e forse anche in cifra assoluta.
Dobbiamo sempre ricordare che quasi tutta la spesa pubblica è fatta da previdenza, assistenza, sanità e stipendi dei pubblici dipendenti.
Bisogna attivarsi per riuscire a rendere tutti consapevoli dei reali effetti di tale modifica della Costituzione. Ci sono due modi, uno è lo scioglimento del Parlamento e le elezioni anticipate. L’altra via è creare un movimento di opinione che costringa i parlamentari e i partiti ad un dibattito spingendo una parte di essi almeno ad evitare una maggioranza dei due terzi e quindi poter raccogliere le firme per far votare i cittadini in un referendum confermativo.
La CGIL deve uscire dal suo silenzio e porsi alla testa di questo movimento di opinione. In particolare la categoria dei pubblici dipendenti deve spingere in questa direzione, l’alternativa è l’avvio del processo di progressiva cancellazione del settore pubblico nel nostro paese.
18/12/2011
Gianni Paoletti

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Alice nel paese della TAV, e altre meraviglie

Siamo nell’era in cui i terroristi lanciano i sassi,
mentre i pacifisti sganciano le bombe.

Sui giornali di regime, da Repubblica a Libero passando per il Corriere, c’è un gran parlare di “violenza” e di “pericolo terrorismo” legato alle proteste della val di Susa. Non è un fenomeno isolato. Ad ogni protesta ormai il minimo atto di resistenza è stigmatizzato come irrazionale, inacettabile e terroristico. L’eterno ritorno dello stesso. Lo si è visto in occasione delle proteste studentesche che sono scoppiate un pò in tutta Europa nell’inverno e nella primavera di quest’anno, nei giorni della contestazione ai sindacati Cisl e Uil, e praticamente a ogni manifestazione contro le politiche neoliberali assassine dell’IMF e del WTO.

I nuovi mostri sono i “black block”, essenza spettrale quanto “il terrorismo”, etichetta che viene magicamente posta a suggello di una politica che criminalizza il più minimo atto di dissenso. La realtà è che i black block non esistono. Black block non è altro che una strategia volta alla distruzione della proprietà privata dei super-ricchi che a preso piede negli ultimi anni, non è nè un’organizzazione clandestina, nè un gruppo dissidente, nè un network terroristico internazionale. Black block in altre parole è una pratica diffusa come lo sciopero o il picchettaggio non un soggetto spettrale e nomade che si aggirerebbe per l’Europa “infiltrando manifestazioni pacifiche di cittadini”. La retorica di Beppe Grillo è soci, la loro fantasia da poliziesco di quarta categoria, è tristemente patetica con il loro tentativo di demonizzare un mostro che non esiste con il solo scopo di imporre la disciplina sulle proteste che si succedono rapidamente per tutta Europa. Ciò che si vuole esorcizzare è la possibilità che la gente creda veramente di poter resistere a ciò che gli viene imposto dall’alto, e non si rassegni all’impotenza di proteste puramente simboliche e destinate alla totale irrilevanza.

Il modello di protesta che è nei sogni dei potenti è quello esaltato nei giorni delle manifestazioni contro la guerra degli ultimi anni: un gregge di pecore che può essere accarezzato e esaltato a parole, per poi essere totalmente ignorato mentre i treni continuano ad approvvigionare le basi militari da cui partono aerei da cui, proprio quelli che dai giornali aborrono la violenza “sempre ingiustificabile”, sganciano bombe, squartano madri, storpiano bambini. Ma loro sono pacifisti, mentre chi lancia un sasso, chi spacca la vetrina di una banca – proprio quelle banche che ormai possiedono il mondo, comprese le fabbriche di armi da cui escono bombe per uccidere, le compagnie militari private poste a guardia del bottino di guerra, le enormi corporations per i cui interessi le guerre si succedono una dopo l’altra – è un violento e un terrorista. Siamo nell’era della mistificazione più totale: i deboli devono chinare la testa, essere pii e non-violenti così che i potenti possano continuare a devastare il mondo in pace e serenità.

Ma non sarete mica dalla parte dei violenti? Dei black block? Di chi spacca le vetrine e tira i sassi contro le camionette? Inversione dialettica della violenza nel capitale: siccome le persone sono oggetti e gli oggetti soggetti, bombardare uomini, donne e bambini è un atto di pace mentre rompere una merce inanimata è violenza. Non per niente ci ripetono che la vita “bisogna guadagnarsela”, mentre la proprietà è sacra e va difesa sempre e comunque. In realtà non vedo nulla di violento nello spaccare una vetrina. Non si ha violenza contro le cose ma contro le persone, contro la vita. Quando un poliziotto picchia a sangue un ragazzino che si è permesso di insultare la “proprietà privata”, che ha rotto una vetrina, spaccato una barricata della polizia, rubato un oggetto, egli rivela l’inversione mostruosa dei valori nella nostra società. Gli oggetti valgono più delle persone; l’inanimato, il morto domina e soggioga la vita. Ormai accettiamo per scontato che una guardia che uccide a freddo un ladro che a messo le mani su quella che rimane nient’altro che carta(moneta) sia al servizio del bene e si comporti addirittura da eroe, mentre in realtà serve la morte contro la vita, l’oggetto contro l’uomo. Le parole sono delle puttane e “violenza” non fa eccezione. Dice Humpty Dumpty ad Alice:

“Ecco la tua violenza!”
“Non so che cosa voi intendiate con ‘violenza’”, disse Alice.
Humpty Dumpty fece un sorriso sprezzante. “E’ naturale che tu non lo sappia… finchè non te lo dico io. Volevo dire ‘eccoti un’argomentazione insuperabile”.
“Ma ‘violenza’ non significa affatto ‘argomentazione insuperabile’”, obiettò Alice.
“Quando io uso una parola” disse Humpty Dumpty con tono sdegnato “questa significa esattamente ciò che io voglio che significhi, né più né meno”.
“La questione è” disse Alice “se voi
potete dare alle parole tutti i significati che volete”.
“La questione è” disse Humpty Dumpty “
chi è che comanda, ecco tutto”.

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